Quella sera all'Heysel

Aspettavo quel giorno da mesi, era finalmente arrivato, si parte per Bruxelles, domani si gioca la finale di Coppa dei Campioni. Il percorso della stagione era stato come tutti auspicavano, senza incertezze, decisi a prendersi la coppa maledetta, che ci era sfuggita due anni prima. Nessun dubbio che questa sarebbe stata la volta buona, ne eravamo tutti convinti, anche dopo aver battuto gli inglesi nella Supercoppa Europea giocata tra il ghiaccio e la neve.
Ho trovato due posti per la finale, per me e mio fratello, grazie a Gianni, un amico di famiglia che conosce personalmente Perruquet, lo storico presidente del Juventus Club di Via Bogino, il più importante d’Italia.
Si viaggia in pullman con partenza da Piazza Castello alle 20 di Martedì sera, siamo con l’autobus numero 1. Nella piazza ci saranno almeno 20 pullman, una enorme carovana pronta a viaggiare tutta la notte per portare il tifo bianconero in Belgio.
Si notano le bancarelle in tutta la piazza, il clima è festoso, ci sia avvia verso la speranza di una vittoria.

Si parte e partono i cori dentro il bus, comincio a pensare che sarà una lunga notte …
Qualcuno ha perfino una tromba da stadio, con cui ci rintrona ogni 10 minuti.
Passano le ore e la stanchezza prende il sopravvento, e si cerca di dormire, tra un coro, una strombazzata ed uno scherzo. Si scherza con un tifoso, un po’ sovrappeso, che dorme con la bocca aperta. La sorte sarà avversa per questo ragazzo: morirà in un incidente stradale in Corso Appio Claudio a Torino a bordo della macchina guidata da Favero difensore bianconero. La sua passione per la Juve lo trascinerà alla morte, ma purtroppo non sarà il solo …

Ci si sveglia al mattino, molto arruffati (dormire in pullman non è certo il massimo), ma il pensiero della partita serale ci fa ripartire di slancio.
Guardo fuori dal finestrino, siamo ancora in autostrada in Francia.
Arriviamo alla frontiera tra Francia e Belgio, il doganiere non ci controlla grazie ai numerosi regali (sciarpe, foto, bandiere …) e ci fa “Forza Juve” “Forza Platini” !!!
Penso: “Bello passare la dogana così … e se portavamo droga od altro?” !!!

Siamo in Belgio, ed in poco tempo arriviamo a Bruxelles, sono le 12 circa, ed appena si passa per le vie del centro notiamo che tutti i pub sono pieni di inglesi che si stanno riempiendo lo stomaco di birra !!!
Il clima è comunque festoso, noi parcheggiamo non molto distante dalla zona dello stadio, vicino all’Atomium.

Prendiamo un tram ed andiamo verso un ristorante italiano, che ci sta aspettando, per pranzare.
Noto che la polizia belga ci segue, ci controlla assiduamente, forse pensano che possiamo fare qualche casino.

Mangiamo, riesco a telefonare a casa, dico che va tutto bene. Mia mamma qualche giorno prima della partita mi aveva chiesto ragguagli sullo stadio, su come era fatto, se era sicuro. Le faccio vedere alcune foto sul Guerin Sportivo, in cui si vede una struttura abbastanza moderna con seggiolini nelle tribune principali. So che dovremmo avere posto nella tribuna frontale a quella principale, spostati verso la curva dei tifosi della Juve.
Le dico che andremo in una tribuna, facendole capire che è l’equivalente del settore denominato Distinti dello Stadio Comunale.

Finito di mangiare vorremmo andare verso il centro, ma ci dicono che è meglio non andarci, poiché sembra che gli inglesi abbiano mezzo demolita la piazza principale di Bruxelles, la Grand Place.
Volevo vedere il Manneken Pis, la statuetta simbolo della città, praticamente un pupetto che fa la pipì, ma ci dicono che è meglio di no.

Passa il tempo, si prende la metropolitana per tornare verso la zona dello stadio, e dentro ci sono parecchi tifosi inglesi. Il clima è veramente molto festoso, ci scambiamo sciarpe, cappellini, praticamente all’uscita dal trenino della metro sembro più un tifoso del Liverpool, che della Juve !!!
Si va verso il bus, e gli addetti del club ci danno una sciarpa a testa, con la scritta che ricorda l’evento, ci danno una bandierina bianconera da mostrare quando entreranno le squadre in campo, insomma ci rivestiamo da juventini.
Poso le sciarpe inglesi ed il cappellino, che ho scambiato prima, nella mia borsa sul pullman: le porterò a casa come ricordo.

 

Il gigantesco Atomium sovrasta la zona del parcheggio dei bus, è uno dei simboli di Bruxelles, ricorda la struttura atomica del Ferro. Essendomi diplomato da poco come Perito Chimico, lo osservo con curiosità.
Andiamo a piedi verso lo stadio, già penso all’atmosfera dentro l’impianto ed il cuore comincia a galoppare.
Fuori dallo stadio, vediamo decine e decine di tifosi inglesi letteralmente stesi a terra, completamente ubriachi. Si sente nettamente l’odore di Birra, ma non ci facciamo troppo caso, oramai la palpitazione del momento ci assale, la voglia di essere lì dentro ad assistere alla Finale sovrasta ogni altro pensiero.

Ho la mia sciarpa, la bandierina, mio fratello ha anche una trombetta da stadio che è stata portata fino a lì quasi senza mai usarla, per non sprecare neanche un alito di gas, con l’idea di usarla solo durante la partita.
Ai controlli, ci sequestrano subito la bandierina alta 40 cm, e chiaramente anche la trombetta, tra lo sbigottimento di mio fratello e la rabbia per questo sopruso.
Se questo serve per garantire la sicurezza, pazienza pensiamo, però cosa ci facevamo con la bandierina di tanto pericoloso ?

Entriamo nella tribuna, ed alla nostra sinistra notiamo la curva completamente piena dei tifosi della Juventus.
Guardo a destra e noto la curva del Liverpool, ma vedo anche che un terzo della curva è piena di altri tifosi della Juve. Il primo pensiero è che siamo talmente tanti juventini, che oltre alla curva, alla nostra tribuna, ci hanno assegnato anche un altro settore.
Praticamente c’erano tifosi della Juve ovunque tranne in quei 2/3 della curva alla mia destra.

Manca un’ora e dalla curva della Juve alcuni ultras cominciano a fare casino, tutti pensano che possa portare bene, poiché la stessa cosa era successa l’anno prima a Basilea per la finale di Coppa delle Coppe vinta con il Porto.
Dopo un po’ di baruffa tra ultras e poliziotti, tutto torna calmo, ed il tifo si accende.

Passa poco tempo e vediamo qualcosa ondeggiare nella curva inglese, e notiamo che i tifosi bianconeri nello spicchio a loro riservato, si spostano verso sinistra. Comincia una serie di cariche da parte dei tifosi inglesi. La rete che divide le due tifoserie ondeggia sotto la spinta degli inglesi.
I tifosi bianconeri si stringono sempre di più. La polizia non fa nulla, anzi è completamente schierata verso la curva dei tifosi della Juve. Cominciamo a gridare alla polizia, di fare qualcosa, di intervenire, basterebbe poco per sedare queste cariche, forse anche solo un idrante, ma niente.

Entra sul terreno di gioco la polizia a cavallo, e la scena ha del surreale, continuiamo a gridare verso i poliziotti, ma dopo poco vediamo in lontananza crollare un muretto esterno e vedo precipitare un tifoso fuori. Poi il caos, non capiamo più nulla, non si percepisce cosa stia accadendo. Dopo un po’ vediamo parecchi tifosi in campo, a quel punto interviene la polizia che tenta di respingere questa folla, cercandola di rispedirla nella tribuna. Non capiamo nulla, quello che si era visto bene, erano gli assalti dei tifosi del Liverpool verso quelli bianconeri, ad ondate durate almeno 10 minuti.

Mio fratello si volge verso di me e mi dice: “Per una volta che andiamo a vedere una Finale, deve succedere tutto questo casino?”. Lo penso anch’io, ma mi preoccupo, ho la responsabilità di mio fratello che è più piccolo, penso a chi è a casa e teme per noi. Assieme a noi c’è anche Gianni, che ci ha procurato i posti, e con lui il figlio molto piccolo.

A questo punto non si capisce veramente se la partita si farà o meno, passa il tempo, si vede di tutto in campo, poliziotti, addetti alla sicurezza, assistenti sanitari, fotografi: una evidente confusione.
Molti tifosi della curva della Juve cercano di entrare in campo, vengono respinti, ne vedo nitidamente uno indicare con la mano e con disperazione quello che è accaduto ad un poliziotto. Noi non capiamo, l’impressione è che sia crollata la recinzione e che i tifosi siano entrati in campo, spinti dalla foga dei tifosi del Liverpool, non percepiamo il dramma. Dopo un po’ qualcuno in tribuna dice che ha sentito notizie di morti, poi di solo feriti, insomma, nessuna informazione certa.

Ad un certo punto l’altoparlante dello stadio ci informa che parleranno i due capitani delle squadre: finalmente sapremo qualcosa. Parla Scirea: ci dice di stare tranquilli, che si giocherà, che si giocherà per la sicurezza, si giocherà per voi.

Si è persa la concezione del tempo, non ci rendiamo conto che è passata un’ora o un’ora e mezza dall’orario stabilito per l’inizio della partita (allora si giocava alle 20,15). Quello che notiamo è che il settore dei tifosi della Juve nell’altra curva, ora è completamente vuoto, rimangono solo tracce di sciarpe, bandiere, striscioni.

Entrano finalmente i giocatori in campo, si pensa solo alla partita ora, ma non è la stessa emozione che pensavamo di provare, lo sgomento per quello che era successo ci privava di qualcosa atteso febbrilmente da giorni.
La partita inizia, si tifa come fosse una partita normale, si grida, si esulta per il rigore di Platini, si soffre per gli attacchi del Liverpool e per le parate di Tacconi, si gioisce al fischio finale.
Abbiamo vinto la nostra prima Coppa dei Campioni !!
Ma vediamo rientrare velocemente tutti i giocatori negli spogliatoi, ed il pensiero di tutti è: “ma la Coppa ?”
Dopo un po’ rientra in campo Scirea con la Coppa e la porta sotto la curva dei tifosi della Juventus, dietro a lui ci sono gli altri giocatori, ma non si festeggia come al solito, comunque fanno un giro verso le tribune esibendo il trofeo.
Quando escono dal campo, noto che la curva dei tifosi del Liverpool è completamente vuota, hanno approfittato di questi momenti per far andar via i tifosi inglesi e per evitare scontri ulteriori.
Questa sarà l’unica cosa sensata che questa improvvida organizzazione avrà realizzato in quell’infausta giornata.

Ci fanno uscire dallo stadio, ed i pensieri si accavallano tra la preoccupazione per quello che è successo e che non comprendiamo completamente e per la preoccupazione di chi stava a casa ed ha visto ciò in tv.
Il mio pensiero è rivolto ai miei genitori a casa che sanno di avere i loro due figli a Bruxelles, in quella maledetta serata. Mi rasserena il fatto di averli informati riguardo il settore che ci spettava e che per fortuna non era assolutamente stato interessato da alcun problema.

Torniamo al pullman, e qualcuno cerca di telefonare a casa, ma tutta la zona sembra completamente isolata dal resto del mondo. Verso le 3 della notte, il nostro amico Gianni riesce a contattare la moglie e tramite lei la mia famiglia: sono un po’ più tranquillo, adesso sanno che stiamo bene !!!

Si parte in piena notte verso Torino, un viaggio ben diverso da quello del giorno prima.
Mi sveglio il mattino e dopo poco ci fermiamo ad un autogrill in Francia.
Entriamo per fare colazione, ma lo sguardo dopo poco è sui giornali lì presenti.
Vedo foto tremende, corpi travolti uno sopra l’altro, cadaveri, disperazione.
E’ come se mi avessero dato un colpo allo stomaco, rimango esterrefatto, comincio a collegare quello che ho visto con queste foto, ed il risultato è atroce.
Leggo il numero dei morti, ed è un’altra mazzata dentro !
Capisco realmente cosa è accaduto, cosa è successo in quella curva, i pensieri scorrono e ricostruiscono una vicenda che sembrava brutta, ma che ora era completamente devastante.

Riprendiamo il viaggio, ormai più triste che mai, e noto davanti al mio posto, una borsa, mi informo e mi dicono che era di uno delle vittime che aveva viaggiato con noi !!!
Sempre peggio, penso, poteva capitare a ciascuno di noi, solamente la fortuna di avere un posto in una tribuna anziché in quella maledetta curva, ci aveva salvato la vita !
A questo punto non vediamo l’ora di tornare a casa dalla propria famiglia, di non pensare più a nulla, di cercare di sopravvivere ai pensieri e ai ricordi.

Arriviamo verso le 20 di sera a Torino, in Piazza Castello, da dove eravamo partiti due giorni prima, che adesso sembrano una vita fa.
La piazza è piena di gente, sono già arrivati tutti gli altri autobus, e molti chiedono informazioni.
Sembriamo dei reduci da una guerra! Ci chiedono come stiamo, se abbiamo notizie di Tizio e di Caio, scene mai viste prima !
Vedo anche un arbitro famoso che cerca tra i pullman in arrivo probabilmente i suoi figli.

Ho fretta di tornare a casa con mio fratello, ho fretta di dimenticare tutto, di cancellare quello che non dimenticherò mai!
Però l’abbraccio di mia mamma a me e a mio fratello non lo dimenticherò mai!